«Prospettive agricole 2018-2027»

Secondo il settimanale The Economist la carne di pollo sarebbe «vero amore», in contrapposizione ai «flirt» delle diete vegetariane e vegan. I consumi nel paesi Ocse, in effetti, sarebbero aumentati del 70% dagli anni Novanta a oggi, confermando la forte attrazione esercitata da una carne facile da allevare come quella del pollo.

Nel volume«Prospettive agricole Ocse-Fao 2018-2027», presentato nelle scorse settimane al ministero delle Politiche agricole, gli analisti prevedono che «nel 2027 la produzione mondiale di carne dovrebbe essere aumentata del 15% rispetto al periodo di riferimento. Secondo le proiezioni, infatti, i Paesi sviluppati rappresenteranno la maggior quota di questo aumento. La carne di pollame continuerà a essere il principale motore della crescita della produzione totale di carne, ma nel prossimo decennio si registrerà un netto calo di tale crescita rispetto al decennio precedente».

In particolare, secondo le previsioni, grazie a prezzi più competitivi, «si registrerà una netta preferenza per la carne suina e di pollame, specialmente da parte dei consumatori dei Paesi in via di sviluppo, anche se il progressivo aumento dei redditi nel periodo esaminato dalle Prospettive agricole dovrebbe portare all’incremento dei consumi di carne bovina e ovina».

I Paesi sviluppati dovrebbero ancora rappresentare oltre la metà delle esportazioni mondiali di carne entro il 2027, anche se la quota registra un leggero calo rispetto al periodo di riferimento. La quota congiunta dei due principali Paesi esportatori di carne, Brasile e Stati Uniti, dovrebbe aumentare passando al 47% e tale valore rappresenterà quasi i due terzi dell’aumento previsto delle esportazioni mondiali di carne nel periodo in esame.

Entro il 2027 i prezzi della carne bovina e ovina dovrebbero aumentare passando, rispettivamente, a 4.000 dollari alla tonnellata di equivalente peso carcassa (Epc) e 3.900 $/t Epc, mentre i prezzi mondiali della carne suina e di pollame dovrebbero aumentare passando, rispettivamente, a circa 1.600 e 1.700 $/t di peso al dettaglio. In termini reali i prezzi di tutte le categorie di carne dovrebbero essere caratterizzati da una tendenza al ribasso.

Il consumo mondiale di carne pro capite dovrebbe aumentare, passando a 35,4 kg di equivalente peso al dettaglio (Epd) entro il 2027, un aumento pari a 1,1 kg Epd rispetto al periodo di riferimento. Nonostante tassi elevati di incremento demografico nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, il consumo totale dovrebbe aumentare di 1,4 kg Epd, la metà dell’aumento previsto nei Paesi sviluppati.

A livello mondiale il consumo aggiuntivo pro capite sarà rappresentato principalmente da carni di pollame (+0,8 Epd), mentre quello di carne bovina, ovina e suina subirà solo lievi variazioni. A livello pro capite la crescita sarà più rapida in America Latina dove si registrerà un aumento di 3,7 kg Epd.

Il rapido incremento demografico e l’urbanizzazione saranno i principali driver della crescita dei consumi nelle regioni in via di sviluppo. In Africa, in particolare, il consumo totale nel periodo in esame aumenterà a un ritmo superiore rispetto a tutte le altre regioni. Anche la domanda di importazioni dovrebbe registrare la crescita più rapida in Africa.

La carne di pollame rimane il principale motore della crescita nel settore della produzione di carne. A fronte di bassi livelli dei costi di produzione e dei prezzi dei prodotti nonché di elevati indici di conversione alimentare, produttori e consumatori hanno dimostrato una maggiore preferenza per la carne di pollame.

La produzione totale di carne dovrebbe segnare un aumento di un po’ più di 48 milioni di tonnellate entro il 2027, attestandosi a circa 367 milioni di tonnellate. Il pollame continuerà a rafforzare la sua posizione dominante nel settore della carne, rappresentando quasi il 45% della produzione aggiuntiva del prossimo decennio.

La brevità del suo ciclo di produzione consente ai produttori di reagire rapidamente ai segnali del mercato e favorisce l’introduzione di rapidi miglioramenti in materia di genetica, salute animale e pratiche alimentari. La produzione aumenterà rapidamente nei Paesi che producono cereali da foraggio in eccedenza, come il Brasile, l’Unione europea e gli Stati Uniti. Si prevede una rapida espansione anche in Asia, soprattutto in Cina (dove si suppone che non vi saranno altri focolai di influenza aviaria) e in India.

Fonte: Ufficio Stampa Fieragricola

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